Processione della Madonna delle Grazie

Domenica 26 aprile ore 19:00

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Descrizione

Domenica 26 aprile alle ore 19:00 con partenza dalla Chiesa Parrocchiale (Piazza della Rocca) si celebrerà la Processione con la Sacra immagine della Madonna delle Grazie - Protettrice di Capodimonte.

La Processione percorrerà Piazza della Rocca, Via dell'Orologio, Via A. Caro, Via Marconi, Via San Sebastiano, Via Marco Polo, Via Roma, La Piaja, Via B. Cesetti, Piazza Umberto I, il Pontoncello per poi far ritorno alla Chiesa Parrocchiale.

E' prevista la partecipazione delle Autorità Locali e dei Sindaci dei paesi limitrofi.

Dalle ore 15:00 la Cittadinanza preparerà, lungo tutto il percorso della Processione, le infiorate artistiche.

L'accesso al centro storico sarà garantito esclusivamente al transito pedonale.

Il lungolago sarà accessibile esclusivamente da Via Piansano (da rotatoria SP Verentana) e da Viale Regine Margherita.

Date e orari

2026 26 apr

19:00 - Inizio evento

2026 26 apr

20:30 - Fine evento

Allegati

Ulteriori informazioni

LA MADONNA DELLE GRAZIE E L’ORIGINE DEL SUO CULTO IN CAPODIMONTE

Nel 1694 il Ven. Card. Marco Antonio Barbarigo, Vescovo di Montefiascone, istituì in Capodimonte — primo fra tutti i paesi della Diocesi — la Scuola delle Maestre Pie Filippini. Per la loro decorosa sistemazione ottenne in affitto dal Comune la casa sita in via della Gavettona, per una pigione annua di quattro scudi, composta di cinque vani, che egli, a sue spese, fece dignitosamente arredare.

Nell’unico ampio vano del pianterreno, convenientemente allestito per uso di aula scolastica, il Cardinale fece costruire un altare provvisto di candelieri e fiori finti di pezza, come si usava allora, sul quale fu posto un artistico Crocifisso, pregevole opera della «Scuola Romana» della metà del XVII secolo. In una parete della stessa aula venne sistemato un bellissimo quadro a olio su tela (m 0,90 × 0,70), rappresentante la Madonna delle Grazie, notevole opera pittorica che la popolazione del luogo attribuisce al celebre pittore napoletano Sebastiano Conca; tuttavia la Soprintendenza alle Belle Arti lo inventaria con questa didascalia: «Discreta opera pittorica eseguita da qualche seguace di Sebastiano Conca, con ogni probabilità; è altresì probabile che il caposcuola stesso vi abbia concorso, specialmente nella figura del Bambino».

«La Madonna è vestita di un rosso abito e di un manto azzurro; nel suo grembo è seduto Gesù, che amorosamente guarda la madre».

Secondo la tradizione popolare, convalidata anche dalla Casa Madre delle stesse Maestre Pie di Montefiascone, tanto il Crocifisso quanto il quadro della Madonna sarebbero stati donati alla Scuola Pia di Capodimonte dalla pietà e dalla munificenza del Card. Barbarigo nell’anno stesso dell’apertura della Scuola, perché, secondo la mente del Fondatore, quell’aula doveva considerarsi anche un piccolo santuario.

Relativamente al Crocifisso non può esservi alcun dubbio, risultando esso elencato fra le molte altre cose in dotazione alla Scuola nell’«Inventario di tutti i singoli beni mobili ritrovati nella Scuola delle Zitelle Maestre della Terra di Capodimonte», redatto su ordine di Mons. Pompilio Bonaventura, Vescovo di Montefiascone, il 23 ottobre 1727, ed oggi conservato nell’Archivio della Curia della detta città.

Non risulta invece inventariato il quadro della Madonna delle Grazie. È un fatto strano, ma innegabile, che nel 1727 questo bellissimo dipinto non figurasse tra gli oggetti della Scuola. Poiché il Cardinale morì il 26 maggio 1706, due possono essere le ipotesi:

1° — che il quadro della Madonna delle Grazie sia stato realmente donato alle Maestre Pie di Capodimonte dal Barbarigo insieme al Crocifisso, quando fondò la Scuola nel 1694, e che quindi avrebbe dovuto essere indicato nell’Inventario del 1727;

2° — che esso sia stato donato alle Maestre Pie dopo la compilazione del suddetto Inventario, cioè dopo la morte del Barbarigo, e dunque non dal Barbarigo. In tal caso, risulterebbe tuttavia singolare che per un dono così pregevole non esista negli archivi alcun documento che ne indichi l’origine.

In questa seconda ipotesi, e in mancanza di ogni documentazione, è logico supporre che le due Maestre Pie della Scuola di Capodimonte, pur avendo ricevuto in dono il quadro dal Barbarigo, abbiano deliberatamente evitato di farlo registrare al momento della compilazione dell’Inventario, per non privare se stesse, la Scuola e la popolazione di un così grande tesoro spirituale, al quale già tutti si sentivano profondamente legati. Se così fosse — come è nostro fermo convincimento — non solo verrebbe confermata la lunga tradizione, ma le dette Maestre avrebbero reso al nostro paese un grande e inestimabile servizio, meritevole della più viva gratitudine.

Comunque sia, non disponendo — almeno per il momento — di una documentazione certa, dobbiamo limitarci a riconoscere la realtà dei fatti: il prezioso quadro della Madonna è stato sempre, insieme con l’antico Crocifisso, in possesso della Scuola delle Maestre Pie di Capodimonte fino alla sua chiusura, avvenuta nel 1870; e che, alla loro partenza dal paese, entrambi i doni furono consegnati alla locale Chiesa Collegiata. Il Crocifisso fu posto — come l’immagine di un qualunque sconosciuto — in fondo alla chiesa, alla sinistra dell’ingresso principale; la Madonna delle Grazie, racchiusa nella sua originaria «macchina» in legno, venne collocata nell’angolo destro del presbiterio, poggiante su un breve tavolato sovrastante la scala — oggi chiusa — di accesso alla sottostante cappella di Loreto.

Per tutta la durata della presenza delle Maestre Pie in Capodimonte, e cioè per oltre un secolo e mezzo, le giovani generazioni del paese furono istruite ed educate sotto la protezione di quella sacra immagine, il cui sguardo amoroso penetra ineffabilmente nel cuore e commuove l’animo dei fedeli, quasi voglia dolcemente indurli ad amarla.

La devozione, già tributata alla Madonna del Soccorso, si era ormai — dopo la partenza dei Frati Carmelitani, detti anche Servi di Maria, e la cessazione delle funzioni religiose — completamente trasferita nella più vicina e, perciò, più viva immagine della Madonna delle Grazie, che fin dalla metà del Settecento aveva iniziato a uscire dalla modesta aula della Scuola di via della Gavettona per essere pubblicamente esposta sull’altare maggiore della Collegiata, tra l’esultanza dei fedeli.

Si legge infatti in un documento dell’Archivio della Curia Vescovile che «la fede del popolo fu grande, tanto che si sentì il bisogno di venerare pubblicamente la sacra immagine. Infatti, la seconda domenica dopo Pasqua il quadro della Madonna veniva portato in processione dalla Scuola, recato da bambine vestite di bianco, e collocato in chiesa, dove rimaneva per una settimana. La terza domenica veniva poi portato in processione per il paese». Ancora oggi questa pubblica venerazione ha inizio nel pomeriggio del secondo sabato dopo Pasqua, con una solenne esposizione, seguita per tutto l’ottavario da funzioni serali e, nel pomeriggio della quarta domenica di Pasqua, da una solenne e devota processione.

Quando lo strazio della guerra, le difficoltà economiche o altre gravi necessità hanno costretto molti a lasciare il paese natio, un ideale ponte spirituale li ha mantenuti costantemente uniti in una profonda comunione di affetti e di pensieri. Questo prodigio d’amore è sempre stato attribuito alla nostra Madonna, che non si dimentica e non si lascia dimenticare.

Questa profonda devozione spinse nel 1914 gli emigrati d’America a donare, con i loro sacrifici, una bella «macchina» intagliata e dorata, affinché il suo passaggio in processione per le vie del loro paese — lontano ma sempre vivo nel cuore — risultasse più dignitoso e solenne.

La «macchina» fu realizzata dal sig. Giulio Anzellotti di Ronciglione e venne pagata allora 700 lire.

Il 7 maggio 1927, la pietà dei fedeli — mortificata nel vedere la cara immagine collocata in modo poco visibile e accessibile — fece erigere in suo onore un dignitoso altare marmoreo, sebbene con una mensa foggiata a sarcofago, leggermente dissonante rispetto agli altri altari più semplici. Una nicchia, adeguatamente protetta, custodisce la bellissima immagine della Madonna delle Grazie.

(da "I Castelli di Bisenzio e di Capodimonte dal Medioevo ad oggi, cap. VII" - di Umberto Pannucci - tutti i diritti riservati)

Pagina aggiornata il 19/04/2026