Storia polizia locale PDF Stampa E-mail

STORIA

Con la locuzione polizia municipale, si intende, in Italia, quel servizio di polizia attivo che viene fornito dagli enti locali, siano essi comuni, province o consorzi, con competenza limitata al territorio dell'ente dal quale dipende e dalle funzioni di polizia ad esso attribuite dalla legge. Essa rientra nel genere della polizia locale e la maggior parte delle leggi regionali in materia identifica gli operatori come Agenti e Ufficiali di Polizia Locale.

Nell'Antica Roma il Vigiles era il componente della squadra di vigilanza antincendio denominata coorte con la stessa organizzazione della coorte della legione, con la milizia e il prefetto dei vigiles. Compito dei Vigiles era anche il pattugliamento delle aree urbane sanzionando direttamente le accensioni dei fuochi che potevano mettere in pericolo la sicurezza degli insediamenti, in prevalenza costruiti in legno.

Nel Regno di Sardegna con l'emanazione dello statuto albertino nel 1848, e della legge comunale e provinciale del 1859 (il c.d. decreto Rattazzi), venne confermata a livello legislativo la possibilità per questi enti di continuare a dotarsi di proprie guardie, per vigilare sul rispetto dei propri atti normativi con l'autorizzazione dei Governatori provinciali che potevano anche rifiutare la  costituzione dei servizi.

Che l'origine dei vigili di polizia municipale fosse assimilata ai vigile del fuoco, venne sancito dall'emanazione nella legge 30 giugno 1889 n. 6144 ("Legge di pubblica sicurezza") dove essi venivano equiparati ai vigili urbani per quanto concerne il porto delle armi durante l'esercizio di pubbliche funzioni, infatti la norma all'art. 22 stabiliva che:

« Non hanno bisogno della licenza i corpi di pompieri o vigili municipali, istituiti in forza di regolamenti debitamente approvati, per portare l'arma che i municipi somministrano loro come guardia d'onore in occasione di feste o funzioni pubbliche. »

Nel 1907 Giovanni Giolitti, ministro dell'interno del proprio governo, provvide a regolare la materia riunendo le “guardie di città” nel regio decreto 31 agosto 1907 n. 690 ("Testo unico legge sugli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza") riconoscendo ai comuni di poter provvedere alla vigilanza dei regolamenti locali a mezzo proprio personale che doveva essere preventivamente riconosciuto in possesso di titoli e requisiti necessari.
Lo stesso art. 19 del testo unico del regio decreto 690/1907 prevedeva (e prevede tutt'oggi) che con l'autorizzazione del Ministro dell'Interno i comuni potessero costituire un servizio di polizia municipale costituito da ufficiali, sottufficiali e guardie municipali ai quali non erano richiesti i requisiti delle altre "guardie".

Questo "Corpo di polizia municipale" era destinato dal municipio per l'esecuzione dei provvedimenti straordinari relativi all'igiene, all'edilizia e alla polizia locale e dipendeva esclusivamente dal sindaco
Oltre queste "guardie municipali" vi erano le "guardie dei comuni" la cui disciplina era sottoposta ai prefetti ed il servizio era disposto dai questori delle province ex regio decreto legge 26 settembre 1935 n. 1952.
Questo comportava che di fatto la guardia comunale, pur pagata dal comune, veniva impiegata con modalità che non riflettevano le sue necessità, oppure alcuni prefetti imponevano la nomina di guardie a Comuni che non ne avevano necessità, gravando così sulle magre risorse locali.

I comuni mantennero così le guardie Rurali, Campestri, Urbane, ed ottennero le proprie guardie municipali e Daziarie con compiti di vigilanza sui regolamenti demandati ai comuni in materia corrispondente, ma orientati soprattutto nell'ambito delle zone agresti, e le ultime con finalità di accertare il pagamento dei tributi municipali nel movimento delle merci.

Durante il fascismo poi, con diversi regi decreti legge ( R.D.L 18 ottobre 1925 n. 1846, R.D.L 09 marzo 1936 n. 472 e R.D.L 20 febbraio 1939 n. 326) vennero istituite le divisioni speciali di pubblica sicurezza per le città di Roma, Napoli e Palermo con la conseguente soppressione dei Corpi dei vigili urbani e dei guardiani dei giardini. Tali agenti di pubblica sicurezza, definiti ai sensi di legge "Guardie metropolitane" provenienti dal Corpo degli agenti di pubblica sicurezza e dall'esercito, assunsero le funzioni di polizia urbana e di polizia campestre. Gli ufficiali, i sottufficiali e i vigili urbani dei Corpi dei vigili urbani e dei guardiani dei giardini di queste tre città in possesso dei requisiti necessari furono ammessi alla selezione per il Corpo degli Agenti di pubblica sicurezza, come stabilito dal regio decreto n. 690/1907, tutt'oggi vigente.

Solo nell'immediato dopoguerra furono ricostituiti i vari corpi dei vigili urbani e dei guardiani dei giardini e soppresse le divisioni speciali di pubblica sicurezza e le guardie metropolitane.

Con lo sviluppo esponenziale della circolazione automobilistica nei centri urbani, ai vigili urbani ed ai guardiani dei giardini, sotto la denominazione originaria di Guardie municipali che riassumeva tutti i Corpi di polizia urbana, venne anche affidato un ruolo di primo piano nella regolamentazione e nel controllo del traffico nei centri abitati, ruolo che tuttora identifica nell'immaginario collettivo questa figura professionale. Significativa è l'istituzione della rotonda elevata in piazza Venezia a Roma a ricordo di quello che furono i primi vigili del traffico.
Si veda, al proposito, il d.P.R. 5 febbraio 1953 n. 39 ("Testo unico delle leggi sulle tasse automobilistiche") che fa un elenco delle "guardie" preposte ai controlli sul pagamento delle tasse automobilistiche: tra queste spiccano le guardie di polizia urbana (guardie municipali), che diventeranno gli attuali operatori di polizia municipale.

« Le funzioni amministrative relative alla materia «polizia locale urbana e rurale» concernono le attività di polizia che si svolgono esclusivamente nell'ambito del territorio comunale e che non siano proprie delle competenti autorità statali. »

Si rese necessaria un'evoluzione normativa, poiché ciò comportava per i comuni la necessità di avere un servizio che esercitasse la vigilanza di polizia sul rispetto delle materie oggetto del trasferimento.

I vigili urbani, ovvero le guardie municipali che costituivano l'area di vigilanza urbana, trovarono infine una nuova disciplina con la legge 7 marzo 1986 n. 65 ("Legge quadro sull'ordinamento sulla polizia municipale"), ed assunsero la denominazione odierna di operatori di polizia municipale.[1]
Tutt'oggi sono qualificati operatori, come da disposizione ordinamentale in via generale tratta ancora dall'art. 7 comma 3 lettera c) della legge sopra richiamata, mentre i quadri intermedi sono qualificati coordinatori ed addetti al controllo; il comandante viene definito responsabile del Corpo.

Disciplina normativa generale

La fonte principale è costituita dalla legge 7 marzo 1986 n.65 (Legge-quadro sull'ordinamento della polizia municipale. ) e dal decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 112 che tra le varie funzioni trasferite alle Regioni, contempla anche disposizioni in materia.

La polizia municipale è sottoposta alle direttive del sindaco del comune in cui esplica le sue funzioni, tra le quali polizia edilizia, urbana, rurale, del commercio, ambiente e, per la polizia provinciale, oltre ad altri compiti, anche ambiente, stradale, caccia, pesca ecc.; interviene in tutti i casi in cui vengono violate le norme statali delegate agli enti locali, regioni, province o comuni.
Le funzioni della polizia municipale sono specificate, oltre che dalla summenzionata legge quadro, dal d.P.R. 616/1977 relative alla materia «polizia locale urbana e rurale» che concernono le attività di polizia, svolta nell'ambito del territorio comunale e che, ai sensi del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112, non siano proprie delle competenti autorità statali attribuite dalla Costituzione e dalle leggi di attuazione.

Requisiti per l'assunzione in ruolo

La nomina del personale della polizia municipale avviene attraverso concorso pubblico, deliberato dalla giunta del comune.

Ê anzitutto necessaria, per coloro che non abbiano prestato il servizio militare obbligatorio, la frequentazione del corso di abilitazione all'uso delle armi da fuoco presso un poligono di tiro gestito dal Tiro a segno nazionale, al fine di conseguire la stesse a seguito del superamento con esito positivo del corso medesimo. Non vi sono limiti per l'immissione a ruolo di operatore di polizia municipale per gli obbiettori di coscienza, con attribuzione della qualità di agente di pubblica sicurezza.
Il contratto di lavoro è generalmente a tempo indeterminato. Tuttavia in alcune località turistiche vengono banditi concorsi per l'assunzione a tempo determinato di tipo stagionale o part-time. I requisiti generali per l'assunzione sono quelli previsti dalla normativa statale sul personale dipendente degli enti locali e viene applicato il CCNL Regioni ed autonomie locali.

Nella fattispecie per essere assunti nella polizia municipale, secondo il CCNL di comparto:

Per la categoria C:

  • È richiesto il diploma di maturità superiore quinquennale;
  • Salvo rare eccezioni, è di solito richiesto il possesso della patente di guida di categoria B per autovetture; in molti bandi di concorso è richiesto anche il possesso della patente A per la conduzione di motocicli; in alcune località marine e lacuali, in aggiunta può essere richiesto il possesso della patente nautica;
  • È necessaria la cittadinanza di un paese dell'Unione Europea e la conoscenza della lingua italiana.

Per l'accesso in categoria D, quella in cui sono inquadrati i comandanti, gli istruttori direttivi ed i coordinatori, è necessaria la laurea in giurisprudenza, economia o scienze politiche. Questo è un requisito di recente introduzione: prima della c.d. riforma Brunetta del 2009, potevano accedere in categoria D - tramite concorso interno - anche dipendenti non in possesso di laurea.[2]

Armamento

Il decreto del Ministero dell'Interno 4 marzo 1987 n. 145 (Norme concernenti l'armamento degli appartenenti alla polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza), modifiato dal d.m.341/1989, stabilisce le modalità di porto e detenzione e il tipo di armamento che può essere adottato con regolamento dl consiglio comunale ed è per esclusiva difesa personale dell'operatore titolare dell' autorizzazione.
Inoltre, ai sensi dell'art. 8 del d.m. 4 marzo 1987 n. 145 agli operatori di polizia municipale è consentito il porto dell'arma, secondo i rispettivi regolamenti comunali, oltre il territorio del comune ove fanno servizio, nei comuni in cui svolgono compiti di collegamento tra le frazioni e rappresentanza, e comunque per raggiungere dal proprio domicilio il luogo di servizio e viceversa.
Tuttavia,la scelta di armare o meno il corpo/servizio è rimessa alla potestà decisionale del Consiglio comunale che provvede con proprio regolamento in relazione all'esigenza di difesa personale, assumendosi le responsabilità verso terzi per i danni prodotti dal dipendente.

Lo stesso d.m. 145/1987 individua nella “tessera di riconoscimento” della polizia municipale un sostitutivo di una comune licenza di porto d'armi, soggetta a rinnovo annuale previo accertamento del permanere dei requisiti stabiliti per il rilascio del porto d'armi. Non è consentito all'operatore della polizia municipale, come per gli operatori dei corpi di polizia dello Stato, portare armi non previste dalla legge nazionale e secondo le modalità stabilite dai rispettivi regolamenti locali.

La circolare del Ministero dell'Interno n. 557/PAS/3418-10100(1) del 07 marzo 2006[3], chiarisce che la polizia municipale non può detenere armi e "strumenti di autodifesa" senza la licenza del Ministero dell'Interno, senza incorrere nel delitto previsto e punito ai sensi dell’art. 28 TULPS. ("Strumenti di autodifesa destinati all’armamento dei corpi armati e di polizia"). La licenza ex art. 28 T.U.L.P.S. è ora altresì richiesta per la fabbricazione, l’importazione e l’esportazione, la detenzione, la raccolta e la vendita degli specifici strumenti, definiti “di autodifesa”, destinati all’armamento dei Corpi armati e di polizia.

La Commissione consultiva centrale per le armi di cui all'art. 6 legge 18 aprile 1975 n. 110 ha determinato che le cosiddette mazzette di segnalazione sono armi proprie comunicando, attraverso il Ministero dell'interno – Dipartimento della pubblica sicurezza – Ufficio per l'amministrazione generale – Ufficio per gli affari della polizia amministrativa e sociale n.557/PAS.12982(10) 8 datata 29 marzo 2011, le procedure di cui all'art. 4 legge 110/1975 come conseguenti l'adozione di questo strumento. Sullo stesso argomento vedasi anche quanto stabilito in merito alle bombolette di gas OC con parere del gabinetto del ministro n. 17119/110 del gennaio 2006.[4]

L'approvazione ad ausiliario della Pubblica sicurezza, per chi non ha svolto il servizio militare, consente la frequentazione del corso di abilitazione all'uso delle armi da fuoco presso i Tiro a Segno Nazionale, che rilasciano l'abilitazione a seguito del superamento con esito positivo del corso medesimo, a patto che il Ministero della difesa recepisca, se l'operatore ha svolto il servizio di leva come obbiettore, la richiesta di regredire dal non utilizzo delle armi.

L'arma assegnata dal comune secondo le modalità stabilite con regolamento dell'Ente, a norma del d.m. 4 marzo 1987 n. 145 può essere portata nell'ambito del territorio di appartenenza anche al di fuori del servizio quando questo è espressamente previsto dal regolamento approvato dal consiglio comunale che si fa carico degli effetti civili dell'utilizzo dell'arma da parte del proprio dipendente.

Targhe degli autoveicoli in dotazione

Targa automobilistica della Polizia Locale

Le targhe per i veicoli utilizzati dai corpi di polizia locale (provinciale e municipale) sono state adottate con decreto 27 aprile 2006 n. 209 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Queste targhe hanno dimensioni e foggia analoghe a quelle civili, sebbene i caratteri alfanumerici abbiano dimensioni più piccole delle targhe normali, e portano inoltre la scritta per esteso "POLIZIA LOCALE" in colore blu, sopra la numerazione progressiva. Quest'ultima per le autovetture è del tipo "YA 000 AA" dove la lettera "Y" è fissa mentre i restanti caratteri saranno progressivi. Il lotto inaugurale con la combinazione YA 000 AA è stata attribuita alla provincia di Ancona avvenuta in data 19 gennaio 2009.

Le targhe per i motocicli di polizia locale sono di forma quadrata, con numerazione progressiva del tipo "YA 00000" disposta su due righe, dove la lettera "Y" è fissa. Riportano la scritta per esteso "POLIZIA LOCALE" in colore blu, tra le due righe della numerazione.

Vi sono tuttavia in circolazione molti veicoli ancora dotati di normali targhe "civili". Questo è dovuto al fatto che essi sono stati immatricolati prima dell'adozione delle nuove targhe oppure, sebbene nuovi, trattasi di veicoli a noleggio, di proprietà quindi di una società finanziaria e pertanto non immatricolati ad uso esclusivo di polizia (requisito necessario per l'apposizione delle targhe "polizia locale"); essi saranno destinati ad essere "spogliati" degli allestimenti di polizia e reimmessi sul mercato una volta scaduto il contratto di leasing

La polizia municipale è disciplinata a livello nazionale dalla succitata legge 65/1986. Poiché questo ambito comprende materie di competenza legislativa sia statale che regionale, la legge quadro è integrata in ogni regione da leggi specifiche che disciplinano, ad esempio, gli aspetti relativi ai distintivi di grado, la foggia delle uniformi e dei mezzi di servizio.

  • Il 3 maggio 1957 papa Pio XII, con suo Breve apostolico, nominò San Sebastiano patrono della polizia municipale: "Che in Italia sono preposti al rispetto dell'ordine pubblico". La festa ricorre il 20 gennaio di ogni anno...
  • N.b. ricorre altresì la festa Patronale del Comune di Capodimonte

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