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La mostra presenta al pubblico la grande piroga preistorica dell'Isola Bisentina. 
Si tratta della prima imbarcazione monossile (cioè scavata in un tronco d’albero) scoperta nei laghi del Lazio; lo scafo, individuato nel 1989, giaceva alla profondità di circa 14 metri nei pressi dell'Isola Bisentina. 
La piroga, ricavata da un tronco di faggio, è stata datata alla fine dell’Età del Bronzo; è lunga circa m 6 e presenta corpo a lati paralleli con una larghezza compresa tra cm 67 e cm 71. Ad entrambe le estremità lo scafo presenta un prolungamento piatto e sottile, posizionato di taglio, in un caso quasi irriconoscibile per la cattiva conservazione, nell’altro caso il prolungamento è forato. 
L’imbarcazione è giunta fino a noi grazie alle acque del lago, sul cui fondale melmoso era adagiata, ma l'acqua che ha conservato la piroga ha anche modificato profondamente la struttura del legno e ha imposto un lungo e complesso intervento di restauro. 
Infatti le cellule del legno rimasto immerso per secoli sono riempite dall’acqua: il legno archeologico, più o meno saturo di acqua, ha dunque perso la resistenza meccanica delle cellule. Finché l’oggetto resta bagnato ha ancora una certa consistenza fisica e quindi conserva le caratteristiche anatomiche del legno e quelle morfologiche del reperto ma se asciuga rapidamente, il disseccamento provoca il ritiro e la compressione della fibra lignea e di conseguenza la deformazione dell’oggetto. 
Per impedire che la piroga andasse distrutta, essa è stata sottoposta ad un processo di consolidamento con il PEG (polietilglicole), un metodo conosciuto e sperimentato con successo da più di mezzo secolo. La piroga è stata tenuta a lungo a bagno in una miscela di acqua e PEG, le cui molecole trasportate dall’acqua sono penetrate nel legno e hanno riempito completamente le cellule, consentendo alla fine di esporre la piroga all’aria senza rischi di deformazione. 
Intorno alla piroga dell’Isola Bisentina la mostra sviluppa una panoramica sulla navigazione in Italia Centrale dalla preistoria fino ad età moderna. 
L’esposizione privilegia l’aspetto didattico, per mezzo di video, modelli, postazioni interattive, pannelli e schede di sala, senza tralasciare l’aspetto conservativo e quello della ricerca scientifica. La mostra infatti comprende anche una sala interattiva ed una video-biblioteca specializzata in storia della navigazione e in archeologia subacquea.  redattore Daniele Ciocchetti
Capodimonte, Museo della Navigazione nelle Acque Interne
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Provincia: (VT) 
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